Sulla rivista 教育書道 (Kyōiku shodō) n. 667 di aprile 2026, organo della 日本教育書道連盟 (Nihon Kyōiku Shodō Renmei) – Japan Educational Calligraphy Federation di Tōkyō (JECF), sono state pubblicate fotografie e testi che documentano la visita di Bruno Riva, Katia Bagnoli Riva e Bruno Guerini al Museo della Calligrafia giapponese, l’11 febbraio 2026.
Didascalie alle foto di pagina 4:
リーヴァ・ブルーノ様、カティア・バニョーリ様、ブルーノ・グエリーニ様。役員(左から、進藤栄峰参与、西谷光雄評議員、大城久代代表副館長、大城章二館長、皆上華僊副館長)と。(Il signor Riva Bruno, la signora Katia Bagnoli e il signor Bruno Guerini con i membri del consiglio di amministrazione, da sinistra: la consigliera Shindō Eihō 進藤栄峰, il consigliere Nishitani Mitsuo西谷光雄, la vicedirettrice Ōshiro Hisayo大城久代, il direttore Ōshiro Shōji 大城章二 e la vicedirettrice Minakami Kasen 皆上華僊.)
館長室にて (Nell’ufficio del direttore)
藤岡保子作「をぐら百人一首かるた」を熱心に鑑賞 (Ammirando la mostra “Ogura Hyakunin Isshu Karuta” di Fujioka Yasuko)
“Il signor Bruno Riva e la moglie hanno visitato il Giappone, da Milano, e hanno incontrato il direttore Ōshiro Shōji e altri membri della direzione del Museo della calligrafia. Il calligrafo Bruno Riva e la signora Katia Bagnoli sono a capo delle nostre sezioni in Italia e in Svizzera. Venendo da Milano dove si sono svolte le Olimpiadi invernali, hanno visitato con grande piacere la mostra “Il mondo di Fujioka Yasuko”, accompagnati dallo studioso Bruno Guerini. Il signor Riva nutre una profonda passione per la calligrafia, sottolinea l’importanza delle opere classiche e molti dei suoi allievi hanno ottenuto risultati eccellenti negli esami nazionali di calligrafia in kanji e kana.”
La mostra che era in corso presso il Museo della Calligrafia esponeva opere di Fujioka Yasuko 藤岡保子 (1883-1966), una delle calligrafe più rappresentative dell’era Shōwa. Suo nonno era il celebre Tokugawa Nariaki, signore del dominio di Mito. Oltre alla calligrafia kana, Fujioka Yasuko eccelleva anche nell’arte della lacca e nella pittura. Negli anni ’50 fu la maestra di calligrafia dell’Imperatrice Michiko.
Luna di loto 蓮月 Ceramiche e calligrafie di Ōtagaki Rengetsu e di altri artisti in omaggio a Ōtagaki Rengetsu. Mostra a cura di Katia Bagnoli e Bruno Riva
28 aprile – 8 maggio 2026 Spazio TOMA in via Moscova 25, Milano Ekadea studio in via Plinio 42, Milano ore 14:30-20:00
Con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano
Con “Luna di loto 蓮月” shodo.it si propone di approfondire la conoscenza della figura della poetessa, calligrafa e ceramista Ōtagaki Rengetsu (1791-1875) dopo la nostra prima mostra del 2014 che l’ha fatta scoprire al pubblico milanese e svizzero.
Da venerdì 17 a venerdì 24 aprile la mostra sarà preceduta da una sezione speciale allestita presso lo spazio espositivo del Consolato Generale del Giappone a Milano (in Via Privata Cesare Mangili, 2/4), gestito dall’Associazione Giapponese del Nord Italia (Nihonjinkai). In questo spazio saranno esposte alcune calligrafie originali di Ōtagaki Rengetsu insieme ad alcuni omaggi contemporanei. Questa sezione sarà visitabile durante gli orari di apertura del Consolato (lunedì- venerdì 9:15-12:15 / 13:30-16:30).
Presso lo Spazio TOMA in via Moscova 25 saranno esposte opere calligrafiche di Bruno Riva, Katia Bagnoli, Elena Cristina Toma e loro gassaku (collaborazioni a quattro mani) con la pittrice Shoko Okumura. Nella sede saranno anche esposte alcune ceramiche di Ekaterina De Andreis con incisioni calligrafiche di Bruno Riva e Katia Bagnoli. Inaugurazione martedì 28 aprile alle ore 18:30.
Presso lo studio-laboratorio Ekadea in via Plinio 42 saranno esposte le ceramiche di Ekaterina De Andreis con incisioni calligrafiche di Bruno Riva e Katia Bagnoli, e oltre venti opere su carta giapponese dei calligrafi di Shodo.it. Inaugurazione mercoledì 29 aprile alle ore 18:30.
Dal 17 al 24 aprile 2026 l’Associazione Giapponese del Nord Italia (Nihonjinkai) presenta la mostra “Rengetsu – Luna di Loto” presso lo spazio espositivo del Consolato Generale del Giappone a Milano (in Via Privata Cesare Mangili, 2/4, Milano). Saranno esposte alcune calligrafie originali di Ōtagaki Rengetsu insieme ad alcuni omaggi di Bruno Riva, Katia Bagnoli e altri calligrafi contemporanei. Questa sezione sarà visitabile durante gli orari di apertura del Consolato (lunedì-venerdì 9:15-12:15 / 13:30-16:30).
La mostra è una introduzione alla successiva mostra di shodo.it “Luna di loto. Ceramiche e calligrafie di Ōtagaki Rengetsu e di altri artisti in omaggio a Ōtagaki Rengetsu” a cura di Katia Bagnoli e Bruno Riva, che sarà tenuta a Milano, dal 28 aprile all’8 maggio 2026, con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano. La mostra è diffusa su due sedi: Spazio TOMA in via Moscova 25, Milano e Ekadea studio in via Plinio 42, Milano. Ulteriori informazioni alla pagina
Il 5 febbraio 2026 sull’inserto Moda del quotidiano italiano “Il Foglio”, a cura di Fabiana Giacomotti, è stata pubblicata un’intervista con Katia Bagnoli e Bruno Riva. La calligrafia in copertina “è una composizione di quattro caratteri”, spiega Riva. “Una scritta con caratteri cinesi kanji in nero, a inchiostro, che abbiamo associato a un ensō, un cerchio, in rosso. I quattro caratteri significano l’unicità, uno e non due, l’unicità anche nell’insieme (inserti e giornali sono opere collettive, dopotutto, ndr), mentre il cerchio è il simbolo cosmico dell’assoluto quindi la totalità dei fenomeni, il superamento del dualismo: l’unicità nell’insieme, nel tutto, un tutto che può comprendere il vuoto, il nulla”. Nell’articolo, tra l’altro, viene annunciata la prossima mostra di Shodo.it a Milano, che sarà dedicata a Ōtagaki Rengetsu.
«Conversazione con Bruno Riva e Katia Bagnoli. Lui scenografo, lei traduttrice (di Brett Easton Ellis e Joyce Carol Oates, per citarne due), hanno sviluppato la propria passione per l’arte del segno grafico fino a trasformarla in un “sismografo del cuore”, rifuggendo dalla moda che pure, da Armani a Valentino a Guo Pei, è sempre stata affascinata dalla bellezza imperfetta dei kanji. Saranno in mostra a Milano ad aprile. Nel frattempo, hanno interpretato per “Il Foglio della Moda” il tema di febbraio, l’unicità. _____
«Furono in tanti, alla metà degli Anni Novanta, a identificarsi in Nagiko, che raggiungeva il piacere lasciandosi scrivere poesie sulla pelle diafana e valutava i suoi amanti non tanto per le capacità amatorie quanto per la bravura con cui trasformavano il suo corpo in un libro sempre diverso. Altri si identificavano nell’angelico Jerome, uno Ewan McGregor di viscontiana bellezza, immaginando l’emozione di potersi concedere un erotismo così raffinato, cerebrale, palpitante. La comunicazione digitale non era ancora pervasiva come sarebbe presto diventata ma noi, che comunque già toccavamo sempre meno carta e penna, uscivamo dal cinema intrigati da Peter Greenaway e dai suoi “Racconti del cuscino”, scoprendo quanto le mani fossero capaci di produrre bellezza anche con la scrittura, e come la carta bianca potesse risultare profumata e desiderabile quanto un corpo da scoprire, conquistare, amare. L’incanto era destinato a durare pochissimo, sebbene la calligrafia continui ad affascinare, come forma d’arte e come dimostra la copertina di questo numero del “Foglio della Moda”, nata dalla visione di Katia Bagnoli e Bruno Riva.
“È una composizione di quattro caratteri”, spiega Riva. “Una scritta con caratteri cinesi – kanji – in nero, a inchiostro, che abbiamo associato a un ensō, un cerchio, in rosso. I quattro caratteri significano l’unicità, uno e non due, l’unicità anche nell’insieme (inserti e giornali sono opere collettive, dopotutto, ndr), mentre il cerchio è il simbolo cosmico dell’assoluto quindi la totalità dei fenomeni, il superamento del dualismo: l’unicità nell’insieme, nel tutto, un tutto che può comprendere il vuoto, il nulla”.
Bagnoli, milanese, è traduttrice letteraria (sono sue le versioni italiane di opere di Bret Easton Ellis, Joyce Carol Oates, Jeffrey Eugenides, William Burroughs e molti altri) che, alla fine degli anni Ottanta, si è avvicinata alla calligrafia attraverso viaggi in Asia Orientale. Fa parte della Japan Educational Calligraphy Federation di Tokyo e della Art of Ink International Society, mentre Riva si è formato come scenografo e architetto d’interni ma da più di trent’anni pratica la calligrafia e la sigillografia: le sue performance esaltano la poesia e la sacralità del gesto, come quella che nel 2013 lo vide esprimersi al Piccolo Teatro di Milano su una superficie di sessanta metri quadrati. Sempre nel 2013, Bagnoli e Riva furono i primi artisti occidentali a essere ammessi al Yomiuri, una delle più prestigiose esposizioni calligrafiche del Giappone. Profondamente uniti, si alternano nelle risposte, rispettosi l’uno dell’altro: “Siamo un unico animale a due teste”, scherza Bagnoli e, mentre l’occidente non sa più tenere la penna tra le dita, loro esaltano l’unicità e l’irripetibilità del gesto “Questo dato della contemporaneità che vede abbandonare completamente la scrittura a mano è tristemente vero – osserva Katia Bagnoli – ma la calligrafia occidentale e quella sino-giapponese sono completamente differenti. Ma ad attirare le persone verso il linguaggio visivo della calligrafia asiatica, secondo me, è il suo essere forte, immediata, potente proprio perché ogni tratto è unico e irripetibile, e perché apre uno spazio al bisogno di lentezza e di consapevolezza, di contatto con il corpo, di stare nell’osservazione e nella copia del bello, nella sfida che il calligrafare permette di affrontare con noi stessi, rendendola attraente anche per persone che a mano non scrivono più nemmeno un biglietto di auguri. Un’arte perfettamente in linea con il ritorno al corpo, al tempo sospeso, in cui si abbandona il desiderio di ottenere un prodotto finito, un obiettivo raggiunto, ma si sta nell’andare: è efficace, funziona, al di là dell’estetica zen che piace a tutti da qualche anno a questa parte”.
Sorridono, valutando “l’interesse un po’ superficiale per quello che il Giappone offre in termini di cultura dell’imperfezione, come valore dell’impermanenza, come virtù e come verità che danno spazio e aria a chi è schiacciato e stressato dalla velocità e dal bisogno di produrre. L’arte calligrafica fa sicuramente parte di questo ‘pacchetto Giappone’ e proprio il desiderio di lentezza e di consapevolezza rientra tra gli elementi maggiormente attraenti, sebbene sia difficile individuarne l’origine. Il filone di interesse principale è partito effettivamente dallo zen, ad esempio dalle lezioni di Shunryū Suzuki e di D. T. Suzuki negli Stati Uniti e dall’interesse manifestato dalla beat generation, dagli artisti degli anni Cinquanta, dell’informale e dell’action painting, che hanno portato qui delle forme e delle teorie, ci sono stati degli scambi molto importanti dal punto di vista teorico”.
Un’attrazione che si è sempre peraltro estesa al mondo della moda, producendo dialoghi sublimi: “Nella sua dimensione eterna, possiamo apprezzare come contemporanei frammenti di seta dipinta che risalgono al 200 avanti Cristo, sete Tang in cui i caratteri non erano usati solo come decorazione ma anche per indicare status sociale, vera e propria scrittura parlante indossata e, in Giappone, nel periodo Heian intorno all’anno Mille, dunque nel massimo splendore, i kimono degli aristocratici di corte erano dipinti a mano e interamente calligrafati con poesie waka. In alcuni casi venivano usati come forme astratte, in altri come scrittura perfettamente leggibile. E poi ci sono dei tessuti monastici, dei paramenti con i sutra che indossano i monaci… Quando penso a Kenzo, a Yamamoto, a Issey Miyake, ma anche a John Galliano per Dior o a Karl Lagerfeld, tutti creatori di moda che hanno usato la calligrafia sino-giapponese non come decorazione ma per la sua potenza, per il suo gesto pittorico, penso che la calligrafia sappia attraversare i millenni rimanendo una pratica identica nel tempo: magari con materiali ingegnerizzati, ma resti identica negli scopi. E non solo nello streetwear, come testimoniano le felpe dei ragazzi che riempiono le strade: abbiamo visto sfilate di Valentino, di Armani Privé o della stilista cinese Guo Pei in cui venivano usati i kanji scritti con materiali preziosi. La potenza visiva del tratto e del segno calligrafico dura nei secoli e la moda continua a esprimerla e a declinarla come si faceva tanti secoli fa”.
Il prossimo aprile, i due artisti esporranno a Milano le loro opere con un evento dislocato in più sedi: il 28 e il 29 aprile in due spazi diversi, in Via Plinio nello spazio della ceramista Ekaterina de Andreis, che partecipa alla mostra, e in Via Moscova nello spazio della maison Toma della stilista Cristina Toma, con l’esposizione “Luna di loto” dedicata a Ōtagaki Rengetsu, celebre poetessa, ceramista e calligrafa nata alla fine del Settecento. “Abbiamo deciso di dedicarle questa mostra”, puntualizza Bagnoli, “con sue opere calligrafiche originali che fanno parte della nostra collezione, opere nostre e di altri artisti in suo onore, e ceramiche che Bruno e io abbiamo calligrafato incidendo. Anche questa volta, il consolato giapponese ci ha concesso il suo patrocinio e ha voluto presentare alcune opere nello spazio che dedicano alle esposizioni”. Dice Riva che nel “tratto, quello che rimane di quell’azione è la registrazione di un attimo irripetibile. In calligrafia c’è la pratica della copia, che è fondante anche perché permette di imparare le tecniche, però anche nella copia ogni gesto è unico. È una registrazione di ciò che si è in quel momento, di ciò che si prova e si sente, anche un tremolio o una porta che sbatte finisce in quell’opera. La calligrafia è come un sismografo del cuore”. » _
Il Foglio Quotidiano, 5 Febbraio 2026, p.8 (inserto “Il Foglio della Moda”)
Nel calendario tradizionale dell’Asia Orientale il 2026 è un anno del cavallo. Nel calendario lunare il primo giorno del 2026 corrisponde al 17 febbraio del calendario gregoriano. L’anno termina il 5 febbraio 2027.
Il carattere che nell’uso corrente indica l’animale legato al segno zodiacale del 2026 è 馬 (马) Mă / ME, BA, MA, uma / Cavallo / D2939.
Ogni anno è contraddistinto da due caratteri del calendario sessagesimale, un tronco celeste 天干 tiāngān (tenkan) e un ramo terrestre 地支 dìzhā (chishi). Il tronco celeste del 2026 è 丙 Bĭng / HEI, HYÒ, hinoe / D33. Terzo dei dieci tronchi celesti, è nella categoria del radicale n.1 “uno” (tratto orizzontale). È associato (in fase crescente) alla direzione sud 南 nán / minami; all’estate 夏 xià / natsu; all’elemento fuoco 火 huó / HI, ka. Il ramo terrestre del 2026 è 午 Wŭ / GO, uma / D377. Settimo dei dodici rami terrestri, è legato al segno zodiacale del cavallo e alla direzione sud 南. Per indicare l’anno 2026 in una calligrafia si possono quindi usare i due caratteri 丙午.
In Giappone il 2026 corrisponde all’8° anno dell’era Reiwa 令和八年.
Insieme al Comitato Le Cinque Pietre e al sito italiano sulla calligrafia sino-giapponese shodo.it, l’Associazione culturale shodo.ch organizza a Milano una grande mostra per illustrare l’intreccio di culture e linguaggi tra l’antico e il contemporaneo attraverso le opere di tre artisti che lavorano con la calligrafia: Morioka Shizue, Nakajima Hiroyuki, Bruno Riva.
Il tema della protezione dell’ambiente si unisce a quello del valore della memoria, evocando un passato dove natura, ambiente e cultura non erano separati. In molte parti del mondo la presenza dell’uomo si è manifestata nel segno inciso sulle rocce: segno magico, simbolo, e poi scrittura.
Utilizzando le scritture più antiche dell’Asia Orientale, i tre artisti hanno creato opere di grande formato, progettate appositamente per le sale della Palazzina dei Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti.
Per festeggiare il 50° anniversario del teatro è stata realizzata un’opera collettiva composta da cinquecento piccole calligrafie su carta artigianale, che saranno donate al pubblico.
Durante l’inaugurazione i tre artisti daranno vita a una performance calligrafica e nel weekend guideranno due seminari sulla Via della calligrafia.
Scritto nella pietra dal 9 al 16 ottobre 2023 Palazzina dei Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, via Carlo Botta 18, Milano, Italia
Orari di apertura da martedì 10 a lunedì 16 ottobre ore 14:00-20:00 Entrata alla mostra e partecipazione agli eventi: biglietto cortesia 5 euro Biglietteria: www.teatrofrancoparenti.it / via Pier Lombardo 14, Milano
Ufficio stampa: Maria Grazia Vernuccio Tel. +39 3351282864 Mail: mariagrazia.vernuccio@mgvcommunication.it
Venerdì 21 ottobre 2022, alle ore 20.00 Auditorium di Trevano (ex aula magna di SUPSI) Via Trevano, 6952 Canobbio, Svizzera TPL linea 4, ARL linea 441, fermata Canobbio Centro Studi.
MOCHI Film di Mayumi Komatsu, 2022 sottotitoli in italiano entrata libera
Organizzato congiuntamente dal Camelia Club Giapponese (C.C.G.) e dal Consolato Giapponese a Ginevra in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma
Il distretto di Hondera, a Ichinoseki, nella prefettura di Iwate, ha conservato un aspetto e un’atmosfera quasi identici a quelli di 800 anni fa. In questo luogo circondato dalle montagne, abbondantemente innevate durante l’inverno, si preserva la cultura del mochi, ovvero l’usanza di pestare il riso glutinoso in un mortaio di grandi dimensioni (detto usu) con un pestello di legno (kine), fino a renderlo una pasta morbida e collosa, utilizzata per fare dolci e zuppe. Tra le tradizioni locali troviamo il Mochi Honzen, un pasto formale a base di mochi (in origine consumato dai samurai del periodo Muromachi tra il XIV e il XVI sec. in occasione di banchetti o eventi celebrativi). Il film ha per protagonista Yuna, una ragazza quindicenne del luogo, al terzo anno di scuola media. Il giorno in cui muore la nonna e ci si appresta a celebrare il funerale, il nonno insiste ostinatamente per preparare il mochi alla vecchia maniera, mentre la famiglia cerca di persuaderlo a usare macchinari che semplificano la procedura. Sebbene non riesca a comprenderlo, Yuna si pone accanto al nonno osservandone i movimenti pieni di sentimento. La ragazza è preoccupata perché la scuola media che frequenta verrà accorpata a un altro istituto della zona e l’edificio verrà chiuso. La morte della nonna, l’imminente chiusura della scuola, gli amici che se ne vanno in altre città: tanti i cambiamenti che rendono Yuna timorosa di perdere tutto ciò che conosce. Preparando il mochi, assimila pian piano consuetudini, ricordi e pensieri insieme alla consapevolezza che potrebbero svanire se nessuno ne farà tesoro.
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